Edizione 2007

 

Arte a Villa Faraldi

Il punto di riferimento del
XXIV Festival di Villa Faraldi è costituito dalla sezione arte contemporanea che da quest’anno caratterizzerà l’attenzione della nostra politica culturale verso questa disciplina riconosciuta internazionalmente come un grande patrimonio che la nostra regione sta via via rivelando all’attenzione mondiale.

E’ per questa ragione che la scelta delle opere esposte cade su giovani artisti del panorama dell’arte cui si affiancano, noti maestri attivi sulla scena internazionale a partire dagli anni ‘60.

Un’arte quindi del nostro tempo, che si serve delle tecniche più tradizionali e di quelle che le nuove tecnologie offrono senza che si perdano i sensi sempre attuali della poesia e del rigore.

LUCA BERNARDELLI
CORRADO BONOMI
CLARA BRASCA
CARMINE CALVANESE
ELIO CAREDDA
ANTONIO CARENA
GIANNI CARUSO
CARLO DE MEO
RAFFAELLA FORMENTI
ITO FUKUSHI
FRANCESCA MARANETTO GAY
ANTONELLA MAZZONI
SIMONE PELLEGRINI
SARA PIOVESAN
MARCO PORTA
SERGIO RAGALZ


Organizzazzione
: L’uovo di struzzo - www.uovodistruzzo.it


Artista
ANTONIO CARENA

titolo
Carrozzeria particolare 1965



 


Nel suo ultimo catalogo (Carena, Ed. Neos 2007) scrive Carena: tra me e il cielo la distanza la decido io. Carena è il pittore dei cieli e delle nuvole. Al castello di Rivoli, se si guarda al soffitto , ebbene si guarda il cielo e il cielo è di Carena.
Nello stesso catalogo scrive Sanguineti…..sopra finte lucide lamiere di vera lucida plastica luminosamente specchiante stanno cieli sparsi di mobili nuvole candide sfumanti 9in un delicato azzurro………E sono questi i <cieli > 1965 di Carena.
Dalle biennali veneziane (XXV BiennALE DI Venezia N.d.R) alle maggiori gallerie del mondo alla G:A:M: di Torino ai palazzi storici da lui affrescati questo giovanissimo artista del 1925 incanta con la sua pittura ,come dice, che prende a prestito la metafora del cielo e che fabbrica nuvole come segni di una narrazione visiva a trama libera e ineffabile

Artista
GIANNI CARUSO

titolo
Elena ritono 2007

titolo
NI.DO 2007







L’ultima mostra pubblica di Gianni Caruso (“Africa per filo e per segno” 2005 Regione Piemonte - Città di Torino 2005/6) e stata curata da Tiziana Conti che in catalogo scrive tra l’altro: …dunque anche le istanze del Concettualismo sono filtrate da un bisogno tutto interiore, quello stesso che sostiene Caruso nella lunga esperienza formante del Mulino Feyles: lo spazio enorme, le architetture industriali, sono evocative del bisogno di un dialogo con la spazialità che, poco alla volta, sposta l’asse della ricerca sul versante dell’installazione. Installare significa infatti far vivere l’opera dentro allo spazio, conferirle una dimensione energetica, costruire un dialogo fattivo, tale da esaltare l’anima del luogo, la sua storia. L’installazione condensa in sé una pluralità di linguaggi, sottrae l’opera al rischi della fissità, ne fa un momento attivo e attivante.

Artista
CALVANESE


titolo
Intimo


titolo
Volo






Scrive di lui Edoardo Di Mauro:
Carmine Calvanese e' uno degli esponenti piu' rappresentativi di quell'area di 'concettualismo ironico' che in Italia sta ormai definitivamente imponendosi,…… e ancora ….Certamente la produzione di Carmine Calvanese non lascia indifferenti, puo' suscitare di pari innamoramenti e repulsioni, ed e' li' a ricordarci che l'arte e' un insieme complesso, non riconducibile ad interpretazioni monotematiche, ed e' fatta anche di stupore ed intenso coinvolgimento emotivo

Alcune delle sue ultime opere sono state inserite presso il Museo di Udine.

Artista
CORRADO BONOMI

Arte del gioco o gioco dell’arte?
C’è un senso di allarme diffuso nell’operare in arte di Corrado Bonomi, una sorta di preoc-cupazione che si solleva pensando al destino-destinazione che toccherà all’oggetto. Bonomi ora è intento a rovesciare qualsiasi definizione formale e spaziale troppo costringente: utilizza certo il medium pittura, ma intervenendo sulla molteplicità di superfici che gli si presentano, la scatola di sardine, il contenitore di liquidi in PVC, la tela di sacco militare, le vecchie cartine geografiche, veri vasi per finti fiori. E poi dissemina tali oggetti nello spazio allo scopo di lasciare tracce, indizi da raccogliere per elaborare una struttura narrativa complessa, di cui giustamente Massimo Melotti mise in luce l’aspetto di “archiviazione” del reale, “rapporto tra un ‘dentro’ e un ‘fuori’ assoluti che superano i confini dell’opera artistica” .

Artista
MARCO PORTA

titolo:
"Le parole come parole"
bronzo - diametro cm. 92

Il pianeta poetico di Marco Porta, nasce negli anni -90 da una precisa ricerca multimediale che co-niuga scienza e arte. E' un punto immaginario della galassia animato da creature silenziose e mute-voli, dipinte o scolpite in bronzo, acciaio, resine e sale. I suoi personaggi emblematici rappresenta-no la visione di un mondo contemporaneo complesso, ambiguo e denso di interrogativi esistenziali.
Porta sottolinea la distinzione netta fra l'organicita' della natu-ra e la geometria, artificiale per eccellenza, che e' un dato certo della mente, della presenza, del pen-siero dell'uomo.
In un'intervista di qualche anno fa Marco Porta dichiarava: "Penso con Vico che l'arte, come la po-esia, non sia l'espressione attraverso immagini di una verita' gia' conosciuta razionalmente, quanto piuttosto un modo distinto, un processo autonomo, prelogico o alogico, di intendere e comunicare la realta'. [-]. Un ruolo fondamentale dei lavori e' svolto dalla geometria che e' assunta come ruolo di-stintivo della capacita' di astrazione dell'uomo. La precisione della forma geometrica ne fa un pro-dotto dell'uomo subito percepito come tale, distintamente rispetto agli -organici" prodotti della na-tura" .

Artista
RAFFAELLA FORMENTI

titolo:
MondoConnessioni

installazione





Presente in importanti mostre in Italia e all’estero, concentra il proprio interesse sulla parola stampata e sull’affollamento d’immagini che diviene vicolo cieco della comunicazione. Frequenti e rapidi attraversamenti dell’Europa la stratificano di immagini in espansione emotiva, dal Metrò di Parigi al Museo d’Art Brut di Losanna

Lo scarto, nella galassia iconosferica in cui siamo immersi (anche se ci piace dire che 'navighiamo') e' un sistema e una poetica: il suo motore e' costituito dal pensiero forte del rifiuto e dell'inservibilità, che spinge verso l'esterno e ammassa le immagini, le informazioni, i materiali scaduti. Un'inesorabile forza centrifuga comprime e dilania imballaggi e pagine pubblicitarie in una sorta di in-digestione che instancabilmente deborda e violenta gli orli.(...)" Cosi' inizia il testo di Bianca Tosatti pubblicato nel catalogo che accompagnauna delle sue mostre mostra, e in cui Giorgio Zanchetti e lo scrittore Claudio Di Scalzo danno ulteriori chiavi di lettura per addentrarsi nel gioco d'incartamento-scartonamento-discotchciamento o nel ricomponimento magnetico del transitorio del lavoro di Raffaella Formenti.

Artista
CARLO DE MEO

titolo
Installazzione

Con una lunga attività alle spalle, che lo ha visto sin dall’inizio impegnato in una ricerca sull’utilizzo dell’oggetto industriale, decontestualizzato e scevro da ogni significato politico-sociale, e sullo spazio, ha esposto in diverse città italiane fino alla più recente a Torino, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
con “Gonfio ½ sfere” (installazione – 2002) e a Genova alla mostra Palazzi di Rollo (installazione - 2007)

Artista
SERGIO RAGALZI

Della sua ultima mostra presso una delle più importanti e storiche gallerie italiane Fabio Sargentini dice: ….lui suona in modo impareggiabile un’unica nota tragica. In occasione della nascita della sua prima figlia, mi ricordo, gli domandai che soggetto si apprestasse a dipingere. Mi aspettavo l’insorgere di una nota lieta nel suo animo. Lui, imperturbabile, mi rispose che aveva messo mano ad una serie di pitture dal titolo virus. Capii allora che nulla poteva scalfire la sua visione grandiosamente fosca della vita.
Questa mostra che ha per titolo l’Urlo, omaggio al grande Münch, è la conferma dell’alta temperatura espressionista del lavoro di Ragalzi. Non si può dipingere così a cuor leggero. Questi sono quadri esistenziali che si pagano di persona a livello psichico. Qui non si bara. In queste tele la postura della testa con la bocca spalancata, vista dal basso, strisciante, richiama la voragine afona della mascella inchiodata dal rigor mortis. La sintesi dell’immagine in bianco e nero è feroce, bocca narici occhi sono buchi neri nella silhouette bianca del volto.

Artista
ITO FUKUSHI


titolo
Panchinamici






Gli artisti giapponesi contemporanei presentano sempre lavori di grande fascino, anche perché riescono a coniugare la loro tradizione di pensiero (Zen) con le conquiste più avanzate del pensiero razionale occidentale. Fukushi Ito - i cui lavori recenti sono esposti alla Galleria Niccoli di Parma, con presentazione di Dieter Ronte - offre un esempio lampante di quanto affermato. Ai materiali tradizionali, quali la pittura e il collage, unisce tecnologie moderne, la luce dei neon; la composizione dell'installazione che risente di quell'armonia tipica giapponese, come per esempio nelle costruzioni dei giardini o nelle composizioni floreali, assume valenze tutt'affatto moderne e metropolitane in virtù della luce che provoca vivaci iridescenze. Se la geometria, rigorosa e semplice, è la cornice mentale che permette la concretizzazione dell'opera, cioè la costruzione di uno spazio dentro uno spazio dato, la luce con la sua energia corpuscolare e vettoriale sta a indicare come il tempo sia indissolubilmente legato allo spazio, secondo le epistemologie contemporanee.
Artista
SIMONE PELLEGRINI

titolo
"Ornamento" 2007
tecnica mista
su carta intelata
cm 195 x 370


Il mito è il perno intorno al quale si dipana la ricerca di Simone Pellegrini: mito che, per sua stessa ammissione, è strettamente legato all'idea di rituale, " il fuori che sostanzia il dentro".

La società contemporanea è segnata da rituali, che spesso scadono ad un livello feticistico, sottolineando la reificazione dell'oggetto. E' un rito l'ossequio alla banalità di certi comportamenti standard, prevedono un rituale preciso molti rapporti interpersonali, spesso svuotati di un contenuto efficace.Per Pellegrini il mito e il rituale assumono una connotazione psicologica, presuppongono il rimando all'immaginario collettivo, laddove le simbologie e gli enigmi alimentano il caos irrazionale, l'ebbrezza dionisiaca

Artista
ANTONRLLA MAZZONI





L’Imprevedibilità sta nelle opere di Antonella come uno strumento di fascinazione enigmatica ed enigmistica. Le sue Tele dipinte con rara tecnica, non risultano essere mai casuali e sono quasi sempre accompagnate da frasi che non ne svelano del tutto la complessità ma aggiungono valore poetico ed una ironica e beffarda visione del mondo e delle cose. Presente in numerosissime mostre di rilievo nazionale ed internazionale al suo lavoro di grande densità si accoppia la effervescente sua personalità .

Antonella Mazzoni L’estrema precisione, l’atmosfera straniante, così come la rappresentazione tendente all’iperrealismo sono tematiche già presenti nel fotorealismo degli anni Settanta, che ha fatto dei concetti di illusione e realtà le proprie tematiche di fondo. Anche l’arte di Antonella Mazzoni si sviluppa da una riflessione sulla componente illusoria della rappresentazione del reale, la quale però non si limita soltanto alla dimensione pittorica, ma si amplia anche al rapporto tra pittura e concetto. Le immagini sono infatti sistematicamente corredate da un testo che ritrova una propria coerenza nel ciclo pittorico eseguito dall’artista, ma che all’interno della singola opera raggiunge al contrario un effetto di spiazzamento, poiché sottolinea lo scarto tra la figura e lo scritto. Ciò che viene raffigurato non corrisponde necessariamente a ciò che vediamo o per lo meno non si esaurisce in una sola chiave di lettura.

Artista
ELIO CAREDDA





La mostra è caratterizzata dalla presenza di opere che utilizzano differenti supporti. Si va dalla pittura a tecnica mista, decisamente astratta e minimalista, come Il mercante del sale o Burning of midnight lamp, dipinte sovrapponendo numerosi strati di colore dalle tonalità tenui a mo' di onda, interessanti più che altro per gli aspetti procedurali e per l'uso di vernici arricchite con cristalli di zucchero (ma che ricadono inevitabilmente in territori già esplorati), a lavori verso cui si avverte una partecipazione personale maggiore, per certi aspetti meno di mestiere. É il caso dei differenti oggetti come i libri-palla, realizzati strappando pagine di libro che di sono state successivamente appallottolate con cura per ottenere delle sfere di cellulosa su cui è ancora possibile riconoscere qualche parola di testo o brandello di copertina. I titoli ci raccontano dell'Oriente e della mitologia alternativa che ancora circonda quel mondo, verso cui
l'occidente capitalistico sente ancora forti motivi di seduzione

Artista
CLARA BRASCA

A Clara Brasca interessa la rappresentazione di idee o ideali di figure femminili dove e' cancellato ogni retaggio di carattere psichico. Il corpo umano e' trattato come fosse un oggetto: viene frammentato, messo di profilo, fatto genuflettere, quasi ridotto a puro strumento o modello su cui investire una pluralità di processi pittorici. Pur impiegando l'antica tecnica della velatura, Clara Brasca consegue effetti di assoluta smaterializzazione immaginativa: nel momento in cui i vari dati fisici appaiono alla luce già sembrano venire consumati dalla luce stessa.
Per cui il suo e' un mondo che sta sempre sulla soglia di una indicibile trasformazione: presente e insieme assente, definito e insieme dissolto.
Luigi Meneghelli

Artista
SARA PIOVESAN






Sara ha al suo attivo parecchie mostre e presenze significative (fondazione La Masa di Venezia galleria Bassanese di Biella,etc).

Leggiamo un brano critico :

…….In queste foto si moltiplicano i ritmi e le ripetizioni di moduli visivi che creano un complicato gioco di ri­flessi e di immagini che si rispec­chiano su sé stesse. Sembrano quasi degli echi sonori che rimbal­zano da edificio ad edificio. Le presenze sono tracce, ombre pronte a svanire nel nulla o a ricom­porsi improvvisamente. Le foto si allungano e creano ripetizioni e come nella musica proprio in esse nascono le differenze che sono imprevedibili e senza foto difficil­mente decifrabili. Sono immagini rarefatte che emer­gono da consonanze, così come da cose che non quadrano. Questa complessità diventa invece un insieme di elementi eterogenei che hanno trovato uno strano equilibrio.

Artista
FRANCESCA MARANETTO GAY

titolo
Chiesa






Di lei Edoardo Di Mauro scrive:
La fotografia, l’immagine digitale, il video non vengono più adoperati in un’ottica di appiattimento sul reale ma per condurre l’interiorità dell’autore a stabilire un rapporto empatico con l’esterno in una dimensione dominata dalla volontà di narrare e di evidenziare l’aspetto simbolico di quanto è al tempo stesso dentro e fuori di noi, privilegiando la poetica del frammento come elemento atto a gettar luce sulla complessità del reale. In quella rassegna non poteva mancare la presenza di Francesca Maranetto Gay, un’autrice che reputo, stante la mia conoscenza abbastanza allargata del panorama italiano, tra le più interessanti ed originali, nell’ambito di questo atteggiamento di nuova consapevolezza nell’impiego del video e delle tecnologie correlate. All’interno di questa importante personale presso il nuovo spazio espositivo dell’Associazione Culturale Azimut,proprio di fronte al Municipio di Torino, frutto del suo successo, nell’estate 2005, dell’importante premio “Io espongo” dedicato all’arte dell’ultima generazione, la Gay proporrà una ampia e qualificata selezione della sua produzione degli ultimi due anni. Come ho avuto modo di evidenziare nella presentazione del suo lavoro all’interno della sezione video dell’ultima edizione della Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte, (Villa Giulia Verbania N.d.R.), approcciare il lavoro di Francesca Maranetto Gay significa entrare all’interno di un percorso visivo di pari in grado di stimolare la percezione del fruitore tramite la fascinazione di un’immagine articolata ed espressa con grande fantasia, utilizzando in pieno tutte le possibilità del mezzo, e di porre la propria dimensione interiore a stabilire un rapporto empatico e di reciproco interscambio con la poetica dell’artista, penetrare all’interno della magia dell’immagine fino a diventarne protagonisti e non inerti spettatori.

Artista
LUCA BERNARDELLI





I titoli dei lavori alludono sempre al silenzio. Si può affermare che si tratta di un percorso all'interno della trasformazione - non è casuale che Bernardelli apprezzi particolarmente la ricerca di Bill Brandt sulla deformazione corporea e la riflessione di Andres Serrano sulla morte - per individuare non la parola raggelata quanto piuttosto quella assolutizzata nel silenzio. Un attraversamento della vita alla ricerca di tangenze, gettando lo sguardo verso qualcosa che non sia già dato per scontato. La fotografia è in questo senso il completamento dell'assenza, un azzardo, una scommessa oltre la levigata esteriorità della simulazione. Altrettanto notevoli le mutazioni parallele presenti nei bellissimi suoi video.